LICEI CASTELVETRANO

Rappresentazione del “Simposio” di Platone

Print Friendly, PDF & Email

 

In data 13 aprile 2019 presso il liceo scientifico Michele Cipolla di Castelvetrano è stata proposta agli studenti delle classi III la rappresentazione del Simposio di Platone, con protagonisti Sofia Muscato e Marco Manera.

Nel testo originale il dialogo si svolge a casa di Agatone, che, per festeggiare  una vittoria in un concorso drammaturgico, ha deciso di invitare Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane e Socrate.

Durante la serata i commensali decidono di discutere dell’amore, del quale ogni  personaggio ha una visione propria.

Lo spettacolo ha avuto inizio con la descrizione, in lingua italiana, del dialogo platonico portata avanti da Mariella Di Baudo, che con la sua chiarezza espositiva è riuscita subito a coinvolgere gli studenti invitandoli ad una ascolto ed una partecipazione attiva, scandita anche da una frase che gli attori hanno ripetuto nelle diverse sequenze insieme al pubblico ”semu babbi ma chi ninni futti e eu sugnu lu cchiu babbu di tutti”, (in riferimento al famoso sapere di non sapere).

I discorsi si sono succeduti in ordine anche se, al banchetto della stesura originale si è sostituita una sorta di interrogazione in cui i personaggi, interpretati in modo veramente originale da Marco Manera, hanno presentato, in modo comico e burlesco e in dialetto siciliano, le loro teorie in una parte “distruttiva ironica”. Fa eccezione solo il discorso di Socrate che ripropone la struttura classica del dialogo platonico con una parte costruttiva maieutica.

Socrate (interpretato da Sofia Muscato), grazie agli insegnamenti e alla saggezza di Diotima, sostiene che Amore sia uno slancio causato da una profonda mancanza (Penia) che crea un bisogno viscerale.

Grazie a Platone si comprende che l’Amore debba essere percorso come una scala cercando di superare il primo gradino che simboleggia l’attrazione fisica fino ad aspirare a quello più elevato, per ricongiungersi alla Bellezza e al Bene Assoluto.

Significativa  la considerazione finale in cui i giovani sono stati invitati  a riflettere sul fatto che ognuno di noi può avere la capacità di essere unico, speciale, di generare qualcosa, che sia una buona azione, una buona legge, un’opera d’arte, una canzone, purché sia tale da  garantire, attraverso la scoperta del bello “vero”, una dimensione di autenticità.